ricette del benessere

“Quando il martedì è quello grasso, lo street food è senza maschera”

 

 

Se il martedì è quello grasso allora la domenica che lo precede sarà bella e snella passeggiando tra le calle mascherate della più goduriosa, sontuosa e pomposa delle feste dell’abbondanza prima della carestia e della penitenza.

 

Da un po’ di anni sto portando avanti una tradizione molto piacevole: un giro d’assaggio al Carnevale di Venezia.

La Serenissima è sempre affascinante ma così tutta imparruccata, cotonata e incipriata è il manifesto dell’eccesso, è un inno all’esagerazione, è la catartica assoluzione di ogni ingorda tentazione…

 

La mia prima visita in laguna iniziò dalla scalinata della stazione di Santa Lucia: zainetto in spalla, fotocamera d’ordinanza e soprattutto la mia meravigliosa amica Laura con una cartina in mano (uno dei ricordi di tutta la adolescenza a cui sono più affezionata è proprio quello di Laura con una piantina di uno dei tanti posti che insieme a lei ho visitato, ancora oggi, nonostante sia ben attrezzata con ogni sorta di navigatore o nuovissima app per l’iPhone, comunque continua a portarsi dietro anche le cartine…topografiche of course!).

 

In quella occasione aveva organizzato un tour gastronomico-esplorativo nel nord-est e come tappa conclusiva aveva scelto proprio il Carnevale nel capoluogo veneto: di tutto quello che mi propone Laura io mi sono sempre fidata, ora lei è una nutrizionista appassionata ma fin da ragazzina era rinomata come cuoca eccellente ed ha sempre mostrato uno spiccato spirito d’iniziativa, ha persino un buonissimo senso dell’orientamento (per essere una donna intendo!).

 

Quel giorno passeggiammo stupendoci ad ogni passo, nutrendoci ad ogni sosta: all’incontro con Casanova e quattro delle sue dame, a Rialto mescolandoci tra le schiere dell’esercito di carte dietro la regina di cuori a caccia di Alice che correva proprio in quel paese delle meraviglie.

 

Ad un certo punto trovammo pure Sandokan e allora noi due perle di Labuan (o per meglio dire, noi due così piccoline e mediterranee eravamo due perle al massimo di Marechiaro!) lo seguimmo per un po’fino al momento di raggiungere San Marco e un Papa vestito di velluto rosso in alto su di un pulpito.

 

Arrivammo alla premiazione delle maschere più ricercate e un gruppetto di alti alti puffi con dei rumorosissimi tamburi ci annunciarono che ormai era pomeriggio inoltrato…avevamo camminato tanto e così da provette runners delle golosità, ci guardammo intorno e lì ci fu la folgorazione:scoprii la meraviglia dello street food veneziano.

 

A Carnevale ogni scherzo vale e allora ora vi racconto del gustosissimo e altrettanto salutare street pasto che ho fatto però durante il mio ultimo giro carnascialesco nella città lagunare:

 

700 g di farina

10 g di lievito di birra fresco

47,5 cl di acqua fredda

10 g di olio di oliva

20 g di sale

2 cespi di radicchio di Chioggia

200 g di mozzarella

100g di gorgonzola

un pugno di gherigli di noci

olio, sale e pepe

 

Questa è la ricetta di una semplice schiacciata farcita con i tesori delle terre del nord-est. La focaccia deve il suo nome al latino “focus” (fuoco) attraverso però l’utilizzo dell’aggettivo “facaius” ovvero “cotto sul fuoco” ed indica il meraviglioso incontro tra l’impasto del pane e svariati altri ingredienti diversi da zona a zona sia per forma che per sapori.

 

Questo preparato è di arcaica tradizione: già di antichi Fenici usavano unire alla pasta di pane altri alimenti e ancora Plinio, in epoca romana, ricordava con vivo apprezzamento le buonissime focacce puniche!

 

In quell’ultimo viaggio ero arrivata in auto con il mio fidanzato e dopo aver parcheggiato al Tronchetto ed essere poi giunti a Piazzale Roma a piedi, valicammo per la prima volta il temutissimo Calatrava dalla reputazione scivolosamente nefasta! Ma dopo aver attraversato indenni il ponte dal torace di vetro e dal dorso a spina di pesce, ci trovammo di fronte sempre “lei” la gentil-dama pomposamente agghindata per la sua festa preferita, sempre uguale, sempre diversa…

 

Ci incamminammo cercando un percorso leggermente alternativo rispetto a quello più eminemente turistico: quando ci trovavamo di fronte i vicoli con i vigili urbani che facevano circolare i pedoni in un unico senso di mancia (modello San Gregorio Armeno all’Immacolata per intenderci) allora cercavamo di aggirarli. E così seguendo nuovi canali verso mezzogiorno arrivammo dinanzi ad una taverna chiassosa. All’interno servivano i clienti un omone panciuto e barbuto e la sua elegantissima mamma con i capelli di perla raccolti prima in una treccia e poi in una crocchia.

 

Sul bancone di legno furoreggiavano salumi e formaggi tipici e molto ricca era anche l’offerta di vino rigorosamente alla spina! Gli avventori della taverna erano autoctoni e si conoscevano tutti: il netturbino scherzava con una donna riccia e il giornalaio che si era affacciato un attimo correndo dall’altro lato della strada dava le ordinazioni all’oste chiacchierone e alla sua elegantissima mamma.

 

C’era anche un cagnolino nero con una bandana al collo e io mi aspettavo, in ogni momento, di veder entrare l’Alberto Sordi con la casacca a righe di quando in alcuni film faceva il gondoliere seduttore.

 

E allora è così che lo street food veneziano ti stupisce: lì lungo quel canale secondario il mio fidanzato ed io ci scaldammo le mani, il cuore e la pancia assaporando il cartoccio fumante di quella rassicurante e sana focaccia da strada (accompagnata da una selvaggia rossa doppio malto). In più il radicchio è una un alimento molto interessante anche dal punto di vista salutare perché è povero di grassi e calorie ma ricco di vitamine A e C ed è un’eccellente fonte di betacarotene (un potente antiossidante utilissimo per rafforzare il sistema immunitario.


E anche le noci contengono “grassi buoni” ovvero gli acidi grassi insaturi, in particolare l'acido alfa linolenico (del preziosissimo gruppo degli omega 3).

 

Eravamo lontani dai caffè dello splendore dei Dogi, lontani dal volo della leggiadra Colombina, lontani dai classici ed innumerevoli dolci fritti di ogni Carnevale regionale (le chiacchiere, le bugie, le frappe, le castagnole tipiche di questa festa sono tutte rigorosamente frittissime perché per il calendario contadino questo era il periodo dell’anno in cui si lavorava il maiale e allora si festeggiava anche consumando tutta l’abbondanza di strutto disponibile!).

 

Di origine etimologicamente controversa, alcuni fanno risalire questa bolgia di gusti potenti, ai lascivi “Carnalia” in onore del dio romano Nettuno,oppure all’opposto all’espressione medievale “carmen-laxare” che significa digiuno e astinenza…

 

Comunque lì tra una calla e un canale abbiamo scelto una “pizza” con la verdura rosa e ci siamo felicemente arresi alla scambio “zizzona di Battipaglia” versus gorgonzola come l’allegra metafora della fratellanza gastronomico-nazionale del primo “Benvenuti al sud”. In certi casi quello che ottusi stereotipi dividono poi le sagge papille gustative uniscono!

 

Nel Carnevale dell’eccesso abbiamo gustato un cibo senza maschera...

 

Liberata Morra

 

ricette del benessere

Visita Virtuale nella Scuola

Danza per bambini a Napoli
Corsi di Modern a Napoli
Corsi di Passo a due a Napoli
Corsi di Repertorio a Napoli
Corsi di Flamenco a Napoli
Urban Dance School Napoli
Corsi di Hip Hop a Napoli
Corsi di breakdance a napoli
KnèF Street Dance
Body Flyng Napoli
Corsi di Pilates a Napoli
Corsi di Yoga a Napoli
Corsi Danza del Ventre
Corsi di Karate a Napoli
Corsi di Tai Chi a Napoli
Acro Yoga a Napoli
Corsi di recitazione e Teatro a Napoli
Lezioni di Canto a Napoli
Instagram
Saggio di Danza Artwell Ballet School 2016
Saggio di Danza Artwell Ballet School 2015
Saggio di Danza Artwell 2014
Saggio di Danza Artwell 2014
Saggio di Danza Artwell 2012
CourseForMe